Salvatore Quasimodo (ultima parte)

scritto da Vince75
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Testo: Salvatore Quasimodo (ultima parte)
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Quasi frequento',nella citta' fiorentina,l'ambiente della rivista Solaria. I letterati lo scambiarono per il gobbo di Notre Dame e lo mandarono a suonare le campane. Inizialmente, nonostante le insistenze di Modo, gli impedirono di pubblicare le sue poesie. Perché erano scritte in uno stile, e in un italiano, discutibile.
Per giustificarsi il poeta si defini' "ermetico"; vale a dire uno all'avanguardia. La scusa era ormai abusata da molti poeti che non avevano imparato ad usare la punteggiatura, e a scrivere più di:mamma,pizza,sole,amore,cuore. Quei grulli della rivista credettero alle sue fandonie e gli permisero di pubblicare la raccolta di poesie Acqua e tere.
L'opera stupi' un vasto pubblico. Nessuno sapeva che Quasimodo, oltre a suonare le campane, scrivesse anche poesie.
Salvatore, contento come un mafioso al primo pizzo, vago' per l'Italia alla ricerca di altre riviste su cui pubblicare i suoi scritti. Fini' nei pressi di Genova. In un primo momento tutti lo scambiarono per un immigrato clandestino, tanto le sue poesie erano sgrammaticate, e lo mandarono a dar da mangiare ai piccioni.
Alla fine anche i genovesi cascarono nella scusa dell'ermetismo, e lo lasciarono fare. La sua seconda raccolta di poesie la intitolo' Oboe Sommerso e la pubblico' su Le Ore, l'unico giornale nella cui redazione a nessuno fregava un cavolo di letteratura.
Nel 1959 il poeto, come amava definirsi lui, trovò nell'Ovomaltina un Premio Nobel per la letteratura. Quel trionfo gli permise di cuccare più di Fonzie e di spassarsela per il mondo. Ricevette anche le lauree honoris causa all'università di Messina e Oxford, e due biglietti per il concerto dei Beatles al Vigorelli. Da non dimenticare anche le campane di bronzo assegnatogli dall'associazione Amici Campanari per la straordinaria performance a Notre Dame.
Lo sballo era appena cominciato quando ad Amalfi nel 1968, mentre faceva sci nautico tenendosi alla corda con i denti, lo stronco' un ictus.

OPERE
Acque e tere - Raccolta farneticante sul paesaggio siciliano che, incredibilmente, è composto da acqua e terra.
Oboe sommerso - Il poeto vuole rendere partecipe il pubblico di un esperimento scientifico. Riempie la vasca del bagno di casa, e vi getta lo strumento musicale. A sorpresa lo vede affondare.
Poesie - Racconti horror.
Lirici Greci - Prefazione di Placido Domingo.
Ed è subito sega - Quasi entra al Bricocenter e trova subito l'attrezzo desiderato.
Non sono quel maledetto gobbo francese campanaro! - Il poeto si è stancato di essere scambiato con quel bruttone con la gobba.
La terra impareggiabbile (con quante b si scrive?)  - Il dilemma di una b di troppo.
La vita non è un sogno - Modo risponde, per le rime, a quell'idiota di Marzullo.
Con il piede straniero sopra l'alluce - Un tedesco gli pesta il piede, e Quasimodo esce dai gangheri. 
Il falso e vero verde - Il poeto è alle prese con un semaforo bizzarro, che si ostina a non diventare verde. Alla fine, visto che si trova a Napoli, passa col rosso. Accade una tragedia: Quasimodo travolge una famiglia di pantegane, uccidendole tutte.
Alle fronde dei salici - La sua casa è satura; Quasimodo è costretto a mettere la cetra su un salice.

Salvatore Quasimodo (ultima parte) testo di Vince75
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